Il nostro sondaggio sulle

votazioni cantonali

La terza proiezione

Il sondaggio è stato realizzato (su commissione di Corriere del Ticino, teleticino, radio3i, il federalista.ch ) dalla Ad Hoc Informatica tra il 10.03.2019 e il 25.03.2019, con interviste telefoniche individuali a 1721 persone maggiorenni con diritto di voto in Ticino, rappresentative per sesso, età, regione. La proiezione è stata elaborata sulle intenzioni di voto espresse da 983 interpellati. Il margine di errore è del 2.4%.

“Voto o non voto?” Decideranno gli indecisi

Non è per tenere alta la tensione, ma dobbiamo dirlo: il nostro Pietro Archimede Pisani ci ha abituati troppo, troppo bene. Dieci anni di sondaggi sempre azzeccati (quando gli altri ci provavano, in Ticino, andavano per rane) arrischiano di assuefarci al maneggio degli zerovirgola quasi fossero dati elettorali già certi, o quantomeno profezie bibliche. Sono invece proiezioni di un sondaggio che chiude la sua inchiesta a tredici giorni dalla scadenza elettorale. Che dire allora su questa terza e ultima proiezione? Che i giochi, per quanto concerne la principale sfida in corso, ovvero il duello PLR-PS che potrebbe costare a quest’ultimo l’esclusione dal Governo cantonale, restano assolutamente aperti. Non lo diciamo tanto alla luce di un’analisi dei fattori che abbiamo raccolto con il sondaggio quanto piuttosto per l’unico fattore che inevitabilmente ancora ci sfugge. Un’anguilla che scivola persino tra le mani di pescatori scafati come Pisani e i suoi collaboratori. Di cosa si tratta? Seguiteci e lo capirete. Vediamo dapprima la tabella con la situazione dei maggiori partiti in gara per la conquista di una poltrona in Consiglio di Stato.
Voti 2015 MIN 2019 MAX 2019 Diff MIN Diff MAX Eletti V. med forchetta
1 LEGA/UDC 32.17% 31.3% 32.7% -0.9% 0.5% 2 32.0% 1.4%
2 PLR 26.25% 25.5% 26.9% -0.8% 0.7% 1 26.2% 1.4%
3 PPD 17.54% 15.4% 16.4% -2.1% -1.1% 1 15.9% 1.0%
4 PS 14,81% 13.8% 15.0% -1.0% 0.2% 1 14.4% 1.2%
5 VERDI 6,56% 6.3% 7.9% -0.3% 1.3% 0 7.1% 1.6%
6 ALTRI 2.67% 3.5% 5.3% 0.8% 2.6% 0 4.4% 1.8%
100% 5 100%
Proiezione schede senza Intestazione: 21%
Prima di entrare nel merito di questi dati, diamo un’occhiata alla tabellina che numerizza il nostro campione di elettori e tra di essi, in particolare, di coloro che hanno… nicchiato, adducendo di essere ancora immersi nei proverbiali dubbi amletici, veri o presunti che siano. Voto? Non voto? Cosa voto?

Molto, se non tutto, si gioca ormai su quelle buste che fino all’ultimo giorno giaceranno intonse, magari in mezzo ai piccoli ritratti di candidati occhieggianti, sui tavoli degli elettori indecisi. E non solo di quelli ancora incerti su chi votare (l’11% degli intervistati), ma anche di coloro che neppure sanno se si recheranno o meno alle urne (una quota, insondabile, del 43%). Insomma, è sull’incognita per noi imprevedibile della partecipazione al voto che possono celarsi le ultime “speranze” per i liberali e le ultime “insidie” per i loro rivali del momento, i socialisti. Giacché, per legge statistica, l’aumento dei votanti favorisce di norma i partiti maggiori o che pescano in bacini elettorali più ampi. Nel nostro caso, l’area di centrodestra, al momento più popolata, potrebbe avvantaggiare il PLR. Al netto, beninteso, di tutte le operazioni di pressing con le quali, in zona Cesarini, questo o quel partito riuscisse a debellare la pigrizia dei propri fans potenziali. Secondo nota bene alla nostra tabellina. Il balzo in avanti della lista senza intestazione: dal 16% di quattro anni fa al 21%. In questi cinque punti è in parte racchiuso, come avevamo anticipato nei commenti alle precedenti proiezioni, il “segreto” del successo dei consiglieri di Stato uscenti.

Lega/UDC: è stato meglio non rischiare

Quest’ultima proiezione rimette equilibrio tra la prima e la seconda. E conferma, se ce n’era bisogno, che bene hanno fatto i leghisti a non cedere alla tentazione di andare a rete in solitaria corsa, accettando invece l’assist (da ricambiare il prossimo autunno) dei democentristi. Il dato del 25 marzo colloca il tandem Lega/UDC al 32% (valore medio). Scorporando, troveremmo una Lega attorno al 26-27,5%: date un occhio al valore medio del PLR… La Lega ci ha abituati da alcune legislature ai suoi scatti finali. La ragione non sta semplicemente nella legge statistica appena ricordata, ma forse anche nel fatto che molti leghisti si celano dietro il “non so ancora” (in quella quota dell’11%). Resta infatti sempre nei nostri sondaggi un impressionante fattore di “camuffamento” del voto leghista, un enigma quasi indecifrabile: come spiegare l’inibizione dei leghisti a dichiararsi tali, dopo oltre 20 anni di presenza della Lega in Governo e con un CdS a trazione leghista da ben due legislature? Sta di fatto che il dato puro di sondaggio darebbe il PLR in vantaggio di circa 20 punti percentuali sulla Lega! Come Pisani ha più volte spiegato, grazie all’algoritmo ricavato dal confronto tra il dato “storico” del campione (“cos’ha votato 4 anni fa”) e il risultato reale delle precedenti elezioni, diventa possibile una proiezione sul sondaggio che lo riporta “alla realtà”. Che succede tra i candidati della Lega?

nrlista nrcand nomecand alias Forza
12 5 Zali Claudio LEGA 332
12 4 Gobbi Norman "Vais" LEGA 305 8.9%
12 2 Marchesi Piero LEGA 164 86.0%
12 3 Caverzasio Daniele LEGA 151 8.6%
12 1 Soldati Roberta LEGA 149 1.3%

Se l’elettore leghista appare ritroso nel dichiararsi tale, quando poi passa all’azione e inforca la matita risulta nettamente il più disciplinato del reame. Le preferenze si cucinano in casa, in ossequio alla ricetta che da settimane lo chef del Mattino si sgola a raccomandare (e di tale disciplina, se confermata, Quadri potrà farsi un vanto). Confermato il primato di Zali, anche se Gobbi riduce lievemente il distacco. Si riduce anche il vantaggio di Marchesi sugli inseguitori, Caverzasio e Soldati.

PLR: è sempre lecito sperare.

Anche per i liberali radicali la terza proiezione corregge sia l’”ottimismo” della prima che il “pessimismo” della seconda. E, come per Lega e UDC, la previsione ci riporta al dato di quattro anni fa: 26,2% (valore medio). Un po’ meno vistosa, per la soddisfazione del presidente Caprara, la tendenza a “dissipare” schede con preferenziali fuori lista (ma si tratta di un’usanza tradizionale nel PLR, e non solo, come vedremo); tendenza che resta comunque sempre attorno al 35% delle preferenze espresse. Con regali a Lega e PPD più ancora che al PS. Ma attenzione: non sono pochi gli elettori liberali che (scontenti per la scelta dei candidati?) si spostano sulla lista senza intestazione (che vola dal 16 al 21%, vedi sopra). Cionondimeno, se prendiamo il valore massimo della forchetta e lo confrontiamo con il valore minimo dei socialisti, ci accorgiamo che la rumba balla sempre sullo zerovirgola: mancherebbe al PLR uno 0,8% per agguantare il secondo seggio.

nrlista nrcand nomecand alias Forza
5 5 Vitta Christian PLR 242
5 1 Farinelli Alex PLR 191 26.7%
5 2 Speziali Alessandro PLR 158 20.9%
5 4 Gaffuri Sebastiano PLR 156 1.3%
5 3 Maderni Cristina PLR 154 1.3%

Candidati. C’è poco da dire: posizioni inalterate all’interno della lista rispetto alla proiezione del 14.3. Sia per Vitta che per il “naturale” pretendente PLR al secondo seggio in CdS, Alex Farinelli. Mentre rimane arduo differenziare in modo netto le posizioni interne del trio Speziali-Gaffuri-Maderni, che insegue da lungi.

PPD: partito in calo e Beltrasalvato (dagli “altri”)

Confrontata con le proiezioni precedenti anche la previsione del bottino di voti per il PPD si normalizza su un valore medio del 15,9%, con un calo di circa un punto e mezzo rispetto al 2015. Ma nel suo caso il patrimonio si sta sgretolando quadriennio dopo quadriennio: se all’inizio degli anni 2000 il PPD viaggiava attorno al 28%, durante il decennio subisce un’emorragia di quasi 9 punti (19% alle elezioni del 2007); nel 2011 lo sgretolamento si arresta (19,86%), ma con le ultime elezioni il prosciugamento prosegue (17,54% nel 2015). Ci permettiamo di osservare che, al di là delle contingenze di legislatura, segnate da scandaletti e polemiche di bassa argonautica, per il PPD come per tutti i partiti europei cosiddetti “popolari” (di matrice cristiana), occorre probabilmente un profondo ripensamento della propria funzione storica, nella consapevolezza del “cambiamento d’epoca” che stiamo attraversando. Osservazione che vale, a nostro avviso, anche per l’altra grande forza popolare europea, quella socialista. Tornando alle cifre, c’è un dato curioso da rilevare: gli elettori PPD risultano in questa terza proiezione persino più prodighi dei liberali quanto a elargizioni di preferenze in panachage (38% dei preferenziali segnalati andrebbero a candidati di altre liste, Lega, PLR e PS). Va pur detto che tutti i ticinesi –forse meno i giovani- sono giustamente fieri del meccanismo elettorale super democratico che permette un’ampia libertà di scelta sulle persone, oltre gli steccati partitici. E il militante popolare democratico, preso atto che la mala parata del PPD non è comunque tale da mettere in pericolo il seggio in Governo, potrebbe aver deciso di cavarsi il gusto di un ampio esercizio di tale libertà, senza troppi rimorsi per l’alleggerimento che ne consegue alla lista di partito. Possiamo però congetturare che la musica sarà diversa per il voto del Gran Consiglio (dove il PPD quattro anni fa migliorò di un punto il proprio punteggio rispetto al voto del CdS). Ciò che potrebbe valere –lo si tenga presente- per tutte le liste che concorrono a queste elezioni cantonali. E dentro la lista PPD cosa succede?

nrlista nrcand nomecand alias Forza
8 1 Beltraminelli Paolo PPD 131
8 2 De Rosa Raffaele PPD 119 10.1%
8 4 Zumthor Alessandra PPD 106 12.3%
8 5 Frapolli Eliao PPD 99 7.1%
8 3 Rossi Michele PPD 94 5.3%

Qualcosa di nuovo succede, anche se a conti fatti non decisivo ai fini della probabile conferma dell’attuale titolare del seggio PPD, Paolo Beltraminelli. Vero è che se contassero le sole preferenze espresse sulle liste popolari democratiche De Rosa e Beltraminelli sarebbero in questo momento alla pari e anche gli altri tre candidati, Zumthor in testa, ridurrebbero le distanze dal Beltra. L’uscente ministro del DSS fa però incetta di voti personali dalle liste di altri partiti e dalla lista senza intestazione. Alla quale, peraltro, fa ricorso anche un certo numero di tradizionali elettori del PPD che non hanno gradito, di converso, proprio la ricandidatura dello stesso Beltra. Insomma, siamo facili profeti se azzardiamo -quantunque il sondaggio questo non ce lo dica- che la partita De Rosa versus Beltraminelli potrà dirsi chiusa solo dopo lo scrutinio della città di Lugano? Un altro dato nuovo riguarda l’ex direttrice del GdP Alessandra Zumthor, che sembra prendere il largo rispetto a Frapolli e Rossi. A proposito dei quali rileviamo che non sono pochi gli elettori popolari che nelle interviste manifestano disappunto per non poter votare i tre volti nuovi della lista PPD anche per il Gran Consiglio. Dove avrebbero certamente ingrossato il bottino complessivo del partito.

Socialisti: lotta dura… con un po’ di paura

Il PS, dopo aver segnato un valore medio di 14,5% (prima proiezione) e del 14,2% (seconda), si attesta ora sul 14,4%. Di che star tranquilli, dato che il valore medio del PLR è di 26,2%, lontano dal raddoppio? No, giacché, come detto, la forchetta (che rileva il margine d’errore della proiezione) oscilla tra il 13,8 e il 15%. Non stiamo a ripetere quanto già detto a proposito dei liberali e della rumba dello zerovirgola. C’è poco da aggiungere sulla lista PS, se non che anche gli elettori socialisti non rinunciano a “regalare” preferenze a candidati di altri partiti (circa un preferenziale su quattro). C’è soccorso rosso o verde al seggio di Bertoli, vi chiederete? Le poche schede che vengono dalle aree interessate non sono molto eloquenti. Ci permettono di rilevare un certo flusso da sinistra più che dai Verdi.

nrlista nrcand nomecand alias Forza
4 1 Bertoli Manuele PS 135
4 3 Mirante Amalia PS 106 27.4%
4 4 Riget Laura GISO PS 86 23.3%
4 5 Forini Danilo PS 83 3.6%
4 2 Sirica Fabrizio PS 83 0.0%

Crescono i consensi di Bertoli e anche quelli di Mirante, quantunque il consigliere uscente sia irraggiungibile. Dietro di loro, con ampio distacco, Riget, Forini e Sirica, tra loro così vicini da rendere per noi impossibile stilare una vera e propria “classifica” finale.

Il vento da Nord nella vela dei Verdi

Quest’ultima proiezione porta i Verdi del Ticino sul valore medio del 7,1%. La crescita dovrebbe esserci, anche se nella corsa al Consiglio di Stato sarà forse meno significativa che non per l’elezione del Parlamento cantonale, dato che la formazione ambientalista non ambisce a diventare forza di Governo. Vedremo. Riportiamo qui sotto anche la tabella dei candidati. Rispetto alle prime due proiezioni si conferma Marco Noi in posizione di leader, tallonato da Samantha Bourgoin, ma come già dicevamo e come potete costatare, sui nostri “radar” le differenze tra gli indici di forza dei cinque candidati sono così esigue da non consentirci una previsione attendibile.

nrlista nrcand nomecand alias Forza
11 3 Noi Marco VERDI 51
11 1 Bourgoin Samantha VERDI 50 2.0%
11 2 Crivelli Barella Claudia VERDI 49 2.0%
11 4 Schoenenberger Nicola VERDI 49 0.0%
11 5 Stephani Andrea VERDI 47 4.3%

E gli “Altri”?

Non possiamo che ripetere quanto scritto due settimane fa (potete rileggere il testo cliccando qui sotto sui risultati della seconda proiezione). La crescita si attesta, per l’insieme delle formazioni, peraltro diversissime tra loro, tra il punto e mezzo e i due punti.